| IL LINO E LA CANAPA
La produzione della tessitura era parte importante nell'economia della famiglia contadina e serviva ad arrotondare, sovente col lavoro a cottimo per i commercianti della città, il bilancio familiare.
In piedi, accanto al camino, nel tepore di quella grande stanza riscaldata, le donne passavano lunghe ore ai telai.
Tessevano prevalentemente d'inverno, quando si fermava il lavoro dei campi.
Nell'intreccio fra il filo dell'ordito e quello della trama nascevano utili manufatti, capi di corredo, scialli e tappeti, finissima espressione della libera creatività e dell'ingegno non solo personale, ma patrimonio di una comunità e di un intero agglomerato sociale.
Nella civiltà contadina le donne tessevano, in un circolo chiuso di autoproduzione, anche tutto il corredo personale e della casa. La canapa ed il lino, ad esempio, erano coltivati, raccolti, bagnati al fiume, cardati e, finalmente, filati.
Per ogni pezzo del corredo esistevano diversi pettini, grandi per tessere lenzuola e tovagliate, meno grandi per le camicie ed il vestiario, piccoli per le fasce del neonato. La preparazione del corredo della donna durava anni.
Le ragazze iniziavano a lavorarlo da giovanissime, aiutate e precedute dalle loro mamme.
Il corredo o dote era infatti l'unico bene che, per diritto, si tramandava in linea femminile. Una trama di lavoro paziente era testimonianza e frutto di questo lavoro femminile, poi esaltato quando sul "carro della dote", trainato da buoi infiocchettati e bardati, la promessa sposa, attraversando il paese, esponeva a tutti il proprio corredo e dai paesani riceveva il regalo di nozze.
Lo sposo seguiva a piedi il carro della dote, come segno di accettazione e di dipendenza da questa fortuna che gli derivava dalla propria moglie.
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